Ci sono luoghi in cui la cucina non è solo proposta gastronomica, ma racconto di famiglia, territorio e memoria. La nostra ultima esperienza da Carbonè
Meat House è stata un vero viaggio nella tradizione campana, con un protagonista assoluto: il soffritto napoletano verace.
Simbolo della cucina popolare partenopea, il soffritto nasce come piatto di recupero, capace di trasformare il “quinto quarto” – cuore, polmone e
frattaglie – in una preparazione intensa, speziata e profondamente identitaria. Qui viene preparato secondo la ricetta di famiglia dei fratelli Carbone, tramandata dal padre e custodita con rispetto.
Lavorazione attenta delle carni, cottura lenta, equilibrio perfetto tra peperoncino e spezie, il risultato è un sugo avvolgente, deciso ma armonico, che nei bucatini di Gragnano trova la sua
espressione più autentica. Un piatto che scalda, che parla di domeniche lente e convivialità vera.
Il percorso degustativo si è aperto con amuse bouche e bollicine per poi proseguire con un antipasto di salumi selezionati dai fratelli Carbone e un
percorso di formaggi stagionati e latticini accompagnati da confetture vesuviane. A completare, focaccia calda sfornata nei forni a legna, fragrante e profumata.
Il secondo piatto conferma la vocazione della casa, ribeye di manzetta beneventana dry-aged 30 giorni con funghi porcini.
In chiusura, una crostata al limone di produzione propria, fresca e luminosa, perfetta per riportare equilibrio dopo l’intensità dei piatti
precedenti.
Ad accompagnare il percorso, Aglianico Neromora Luciano Ercolino e Primitivo dei Massico Vitis Aurunca, vini strutturati e coerenti con il carattere della
degustazione.
Carbonè non propone semplicemente piatti della tradizione, restituisce centralità a ricette identitarie, valorizzando la filiera locale e la cultura della
carne. Un’esperienza che unisce memoria e consapevolezza contemporanea, nel segno di una cucina autentica che continua a vivere e a raccontarsi.